Crescita dei salari e rialzo dei tassi

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L’attenzione dei mercati potrebbe presto concentrarsi sugli sviluppi che saranno la causa del rialzo dei tassi ufficiali negli Stati Uniti, prima di quanto attualmente previsto. Le banche centrali sono ora molto meno pessimistiche sul futuro dell’economia ed è aumentato lo scetticismo sulla possibilità di incrementare ulteriormente i loro bilanci. Unitamente ad una significativa discesa della disoccupazione, i primi segnali di un incremento dei salari hanno generato una crescente sensazione che il ciclo restrittivo dei tassi potrebbe arrivare prima di quanto sia attualmente prezzato dai mercati.

Il grafico mostra la relazione tra crescita dei salari e tasso di disoccupazione. Secondo alcuni economisti, pur essendo ancora in una fase in cui il tasso di disoccupazione è storicamente elevato, comincia farsi strada una pericolosa accelerazione del processo di incremento dei salari.

 Se il ritmo di recupero del ciclo economico negli Stati Uniti proseguisse, ed il processo di tapering continuasse al ritmo attuale, potrebbe non esserci la preannunciata pausa tra fine del piano di riacquisto di titoli e l’inizio del ciclo rialzista dei tassi.

Come si può notare dal grafico, si assiste ad una accelerazione del costo del lavoro in prossimità di un tasso di disoccupazione prossimo al 6%.

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Che influenze ha avuto un mercato del lavoro in miglioramento sulle politiche monetarie della FED? Il grafico mostra come gli interventi restrittivi di politica monetaria siano storicamente coincidenti con i minimi dei tassi di crescita dei salari. La FED tende a muoversi quando vede profilarsi un pericolo di aumento dell’inflazione da salari.

This time is different?

 

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Volatilità

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Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un incremento della volatilità sui mercati. L’indice VIX è risalito dai minimi, i mercati azionari hanno corretto e i tassi di alcuni mercati obbligazionari sono risaliti dai minimi storici.

Si tratta di una correzione o di qualcosa di più serio?

Fissiamo alcuni punti, che ci permetterano di affrontare i mercati nelle prossime settimane.

  • Negli USA sia disoccupazione che inflazione sono lontane dai target della FED. Per il momento quindi non vi sono le condizioni per un ritiro del QE. Naturalmente è attesa volatilità  sui mercati obbligazionari in relazione a dati macro migliori delle attese.
  • Le azioni USA potrebbero soffrire di meno, in quanto migliore la visione del quadro generale dell’economia (domanda interna e utili aziendali).
  • Il rialzo tassi in america farà soffrire le obbligazioni dei paesi emergenti in quanto verrebbe meno l’opportunità di carry trade, cioè indebitarsi in valute di paesi a bassi tassi per investire in valute di paesi con alti tassi di interesse.
  • In Giappone la BOJ ha appena iniziato il QE, anche se con effetti collaterali indesiderati. Lo Yen continurà ad indebolirsi e la borsa giapponese potrà ancora salire.
  • Continuerà il processo di stabilizzazione in Europa, dove il mercato azionario offre ancora delle valutazioni relativamente interessanti.