Pronto al decollo

La principale novità del mese di maggio, oltre all’ormai cronico ritardo della primavera, è stato l’aumento della probabilità che la Federal Reserve inizi a ridurre il ritmo di acquisto di titoli (tapering) e quindi il QE3 entro l’estate. Gli appuntamenti estivi con il FOMC saranno tre: 19 Giugno, 31 Luglio e 18 Settembre. La Fed ha quindi anche il tempo, volendo, di preparare meglio i mercati prima di intraprendere il cammino inverso, iniziato nel Marzo 2009.

L’impatto sul dollaro USA è stato significativo: il biglietto verde si apprezzato visibilmente contro tutte le divise, come mostra il grafico del Dollar Index, rivedendo massimi abbandonati circa un anno fa.

Il rafforzamento del dollaro ha seguito l’ascesa dei rendimenti americani avvenuto su praticamente tutte le scadenze, dal breve al lungo, giustificata anche dal miglioramento emerso dai dati macro (primo fra tutti l’employment report a inizio mese, che la Fed segue con grande attenzione, per poi chiudere con l’ottimo dato sulla fiducia dei consumatori verso fine mese).

In parte il dollaro si è rafforzato anche sui segnali di indebolimento della crescita cinese, che hanno avuto come primo effetto quello di far scendere ancora i prezzi delle materie prime, nonchè le valute dei paesi fortemente esposti al ciclo cinese e/o alle commodities (in primis dollaro australiano e neozelandese, ma anche dollaro canadese).

Si tratta presumibilmente di un assaggio di quello che dovrebbe accadere quando la Fed annuncerà effettivamente l’inizio della riduzione del QE, sviluppo che riteniamo favorevole al dollaro contro tutte le valute, almeno a livello di impatto immediato. Un’eventuale differenziazione nel comportamento tra valute potrebbe prodursi in un secondo momento.

L’effetto ribassista sull’euro potrebbe essere invece più ampio nella fase di impatto, per poi smorzarsi successivamente. Pertanto l’apprezzamento realizzato dal biglietto verde nel corso del mese di maggio non sembra destinato a rientrare, ma abbia invece spazio per estendersi ulteriormente se la politica monetaria mutasse orientamento.

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