Funding for lending

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Si parla molto in questo periodo di eventuali operazioni non convenzionali che la Banca Centrale Europea potrebbe porre in essere per arginare e superare il probrema del credit crunch. Emergenza che riguarda in particolare i paesi periferici, Italia in primis. Potrebbe adottare una variante del FLS impostato dalla BoE nel 2012.

Il programma Funding for Lending Scheme (FLS) funziona più o meno così:

– Bank of England presta alle banche che sottoscrivono il programma Treasury Bills ricevendo in garanzia i prestiti fatti alle imprese dalle banche. L’operazione avrà una durata fino a 4 anni.

– L’importo massimo che sarà concesso è pari al 5% dei prestiti in essere presso ciascuna banca a favore delle imprese.

– Il prestito costerà alle banche inglesi lo 0,25% all’anno qualora i finanziamenti alle imprese crescano rispetto allo stock iniziale. Se invece non dovessero crescere il costo salirà dello 0,25% per ogni 1% di calo dei finanziamenti alle imprese, fino a raggiungere un massimo di 1,50%.

– ogni 3 mesi sarà resa pubblica la classifica delle banche in base ai prestiti concessi.

Il programma era stato annunciato congiuntamente da Mervyn King, governatore della Bank of England e da George Osborne, il cancelliere che aveva dichiarato che questa iniziativa: ”inject new confidence into our financial system and support the flow of credit to where it is needed in the real economy – showing that we are not powerless to act in the face of the eurozone debt storm”.
Il risultato dell’operazione non è, in tutta sincerità, molto esaltante. Ha funzionato meglio per il settore privato (finanziamenti alle famiglie, mutui) che per le imprese, essendo queste ultime meno sensibili al tasso di interesse rispetto ai privati. Le aziende assumono le loro decisioni anche o, forse, soprattutto in base alle aspettative di profitto, che possono realizzare solo se riescono a piazzare le loro merci. Se l’economia ristagna e addirittura arretra, intervenire solo sul costo del danaro può risultare insufficiente.
Anche da noi, forse, è necessario prendere atto che in assenza di serie politiche per rimettere in moto l’economia e sostenere la domanda, le sole iniziative per espandere il credito, pure necessarie, rischiano di essere poco efficaci.

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